UNIONE DEI COMUNI CORONE DEGLI EREI

CASTEL DI IUDICA, CATENANUOVA, CENTURIPE, RADDUSA, RAMACCA, REGALBUTO

Incontro con Raffaele Lombardo, candidato Governatore Regionale Aprile 5, 2008

L’incontro si è svolto a Catenanuova [foto Procaccianti], presso il centro direzionale della zona artigianale, sede dell’Unione Interprovinciale dei Comuni Corone degli Erei, della quale fanno parte i Comuni di Catenanuova, Centuripe, Regalbuto (provincia di Enna) e Castel di Iudica, Raddusa e Ramacca (provincia di Catania).

Per l’occasione, il Presidente dell’Unione, on. Mario Mazzaglia, ha scritto una lettera aperta all’on. Raffaele Lombardo, nella quale è tracciata una sequenza di temi di riflessione sul difficile percorso di guida di vertice di un’amministrazione complessa di una Regione a statuto speciale qual è la Sicilia.

In particolare, questi temi trovano il loro punto di partenza nel binomio legalità-sviluppo, affermando il principio necessario per cui trovare spazi di percorribilità e di sostenibilità dello sviluppo significa innanzi tutto percorrere un sentiero di legalità e di sicurezza che sostenga e fortifichi il territorio.

Un secondo tema di eccezionale rilevante in questa fase di mutamento e di trasformazione politica è dato dal riordino istituzionale, considerati i costi della politica e le attuali contingenze. Attuare lo statuto regionale, inserirlo in un corretto meccanismo attuativo del funzionamento del principio europeo di sussidiarietà significa anche ripartire dal territorio, rifunzionalizzare i comuni, dare valore di effettività ai loro bilanci, soprattutto alla capacità di riscossione delle entrate.

Il sistema finanziario, federalismo fiscale o come altrimenti si qualifichi, deve essere capace di garantire la credibilità e la solvibilità finanziaria dei comuni e non lasciarsi sedurre dalle sirene ormai fuori moda della finanza creativa.

Autonomia, in questo senso, significa autonomia amministrativa, autonomia di gestione, autonomia finanziaria. Senza capacità di governare la vita economia degli enti preposti alla guida amministrativa del territorio non ci può essere autonomia vera. Non ci può essere autonomia politica senza autonomia istituzionale, e il primo punto di controllo è l’autonomia finanziaria, la capacità di un territorio cioé di governare i propri flussi economici.

Questo è punto essenziale per molti aspetti, e costituisce il perno di uno studio che siamo in procinto di pubblicare nella collana dell’ANCI che – non a caso – ha per titolo “Lo scrigno delle autonomie. Si tratta di un punto essenziale per molteplici ragioni. In primo luogo, perché tocca il cuore del principio di autonomia. In secondo luogo, perché riguarda il rapporto tra la regione e gli enti intermedi: i comuni, i consorzi, le unioni di comuni, le province.

E’ un tema che deve quindi vedere il coinvolgimento operativo dell’ANCI e dell’UPI. Ed è un tema estremamente rilevante, perché l’effettiva capacità di controllare la macchina regionale passa attraverso la capacità di costruire meccanismi di pesi e contrappesi, di check and balance come si dice nel sistema costituzionale americano.

Pesi e contrappesi che sono lo strumento più adatto a risolvere il centralismo palermitano della regione siciliana e declinare in forma moderna il tema dell’autonomia politica e della sussidiarietà in scala europea.

Invece di considerare conflittuali gli enti locali – e specialmente, le libere forme associative degli enti locali - in primo luogo si prenda atto che queste sono le espressioni più avanzate della coscienza e della capacità democratica di direzione dei territori e, ancor più, si consideri come queste organizzazioni necessitano di essere rappresentate nelle sedi istituzionali e come il loro sistema vada razionalizzato per costituire quel sistema di pesi e contrappesi da contrapporre al centralismo regionale.

Il meccanismo comunitario dell’autorità di gestione di sovvenzione globale è un meccanismo operativo; l’altro grande punto di forza è rilanciare la Conferenza Regione / Autonomie Locali (senza consentire che questo ruolo – come è stato tentato dall’ultimo governo – sia defraudato da una semplice commissione parlamentare a livello centrale) e farne il cuore di questo nuovo sistema che finalmente non si lascia più intrappolare dai centralismi di Roma e di Palermo ma si fa soggetto portante di una nuova politica, moderna, federale, autonomistica come stanno facendo le più avanzate regioni europee.

Consoliare il dialogo intrapreso, con la Lombardia, sapendo tra l’altro che questa Regione, adottando il proprio nuovo statuto, di fatto ha cominciato a pensarsi anch’essa regione autonoma, lavorando sul nuovo orizzonte del regionalismo differenziato, introdotto per mezzo delle modifiche al titolo V della Costituzione.

Sui mali del passato governo, è inutile insistere. Non c’ bisogno di infierire. L’unico rilievo che ne deriva é che non si può sempre essere accondiscendenti fino a negare le proprie tesi, le ragioni forti, i motivi che inducono a fare politica.

Così, ad esempio, non puoi portare in gloria una fama da grande europeista se poi se pronto a negare ciò che l’Unione Europea ha concertato e programmato con gli stati nazionali, come ha fatto Prodi quando ha tolto il ponte sulle stretto dalla sua agenda politica per accontentare Bertinotti e Pecoraro.

Il ponte sullo stretto non è soltanto una necessità dei siciliani: è una priorità europea, e non perchè lo diciamo noi ma perché sta sulle carte infrastrutturali europee TEN-T. Chi volesse verificare, troverà su internet la carta che mostra comel famoso “corridoio 1 Berlino-Palermo” presenta un cerchietto tra Messina e Reggio Calabria.

Quel cerchietto è il ponte, senza il quale non ha senso pensare all’alta velocità, ma non ha senso nemmento potenziare il nostro sistema portuale, non ha senso potenziare le strade di collegamento interno.

E questo semplicemente perché se non saremo nei grandi corridoi infrastrutturali europei saremo tagliati fuori dalle rotte della globalizzazione, e la nostra centralità nel mediterraneo non sarà altro che un dato geografico del tutto insignificante, resteremo una periferia per la quale le malridotte strade che abbiamo bastano e avanzano, perché siamo fuori dalle rotte del commercio internazionale.

Invece, al contrario, abbiamo bisogno di innovazione, di sperimentazione, di trasformazione. Consolidare ciò che va bene, difenderlo, e insieme innovarlo, trasformarlo, modernizzarlo.

Come nel caso dell’agricoltura, dove si possono fare grandi cose importanti mediante la creazione di distretti agroenergetici. Coltivare arbusti non a destinazione alimentare permette ai produttori di continuare a percepire i contributi di cui godono attualmente e, insieme, di sperimentare una nuova linea di produzione che recupera l’incolto e previene l’abbandono dei terreni e il dissesto idrogeologico.

I consorzi, le unioni di comuni, proprio per la scala intercomunale rappresentano il luogo d’elezione per costruire questo genere di progetti. Il luogo per affermare una forza di organizzazione e di produzione che è quella che fa ricche le regioni del settentrione. Anche noi possiamo farlo, se sapremo modernizzarci.

Se sapremo coltivare l’autonomia, la chiarezza delle scelte, la determinazione nel perseguirle.

Non si tratta dunque di duplicare i livelli di amministrazione, di appesantire il processo decisionale: piuttosto, si tratta di utilizzare le unioni e i consorzi come strumenti di modernizzazione della pubblica amministrazione e dell’assetto regionale.

Le organizzazioni dei produttori lo hanno capito, per questo sono con noi, avendo sottoscritto un importante protocollo di collaborazione pubblico-privato.

Ecco perché abbiamo bisogno di interessi espressi in modo chiaro e diretto, ad alta voce, con convinzione e forti delle ragioni e della volontà dell’ottimismo di chi sa che con il lavoro serio, perseverante e costante, si ottengono risultati. E il risultato che ci attendiamo è che l’autonomia acquisti una densità di realtà tale da trasformare la Sicilia ed orientarla verso uno sviluppo condiviso e duraturo.
Con i migliori auspici.

 

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